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Giacomo Di Tollo

Questo sito contiene tutte le informazioni sull'attività di Giacomo di Tollo, pianista italiano itinerante in Europa, insieme ai vari interessi circa la musica della sua terra, la musica della storia della sua terra, la scienza e l'intelligenza artificiale. In queste pagine é anche presente un Blog contenente le riflessioni quotidiane del musicista.

"In questo sito e blog troverete le tante riflessioni su argomenti che mi hanno appassionato durante gli anni: argomenti legati al pianoforte, alla storia della musica, alla musica del mio Paese, all'intelligenza artificiale, e a tutti i collegamenti tra questi argomenti. Voglio condividere con voi i miei spunti e mi piacerebbe conoscere i vostri!"

in Diario - Recensioni

5 marzo 2017: Celibidache e Visita agli organi della Cattedrale di San Marco, Venezia.

Ho letto poche settimane fa la raccolta di articoli e interviste di Sergiu Celibidache, direttore d’orchestra che non ha bisogno di presentazioni. Oltre agli interessanti aspetti biografici (in francese: “La musique n’est rien : Textes et entretiens pour une phénoménologie de la musique“,  per “Actes Sud Editions”).

I concetti e espressi nel libro sono essenzialmente:
  1.  La complessità musicale può essere percepita soltanto se si adotta un tempo “lento“;
  2. Il tempo da adottare durante l’esecuzione dipende dall’acustica della sala;
  3. Adottare un tal tempo lento, unitamente ad una intonazione e intenzione perfette, porta a percepire le frequenze di quella che Celibidache chiama “ottava astrale“;
  4. Celibidache è l’unico direttore che ha formulato tutto ciò. Prima di lui, soltanto Furtwaengler lo aveva intuito, ed e’ possibile trovare questi concetti nelle sue interpretazioni;
  5. Oltre che nelle interpretazioni di Furtwaengler, in una sulla occasione Celibidache ha ascoltato l’ottava astrale: nei cori della Basilica di San Marco.
Ergo, approfittando della mia permanenza a Venezia, sono andato ad assistere alla messa nella cattedrale patriarcale, per ascoltare la liturgia accompagnata dalla Cappella Marciana e provare a capire di cosa Celibidache stesse parlando.
Considerazione importante: la cattedrale di San Marco era la cappella privata del Doge: le ribalte di marmo erano chiuse, e separavano clero e dignitari dai fedeli comuni presenti nella navata, che erano in un certo modo esclusi dalla liturgia. I famosi cori battenti erano percepiti chiaramente dal Doge, ma secondo le cronache dell’epoca, non tanto si percepiva dalle navate. E infatti, a parte i brividi derivante dall’ascoltare la polifonia del 600 sotto un tetto d’oro, è stato per me difficile capire il testo cantato. Certo, la musica sembrava venire dai quattro punti cardinali e molto densa. Ma le ottave astrali non le ho sentite.
Invece dalla cantoria (i.e., dall’organo), dove mi è stato gentilmente stato concesso di salire (i.e., dove mi sono intrufolato), si sente tuttaun altra musica. Il Doge sapeva farsi ben servire, anche quando ascoltava messa. Forse Celibidache ha ascoltato la funzione da qui? Apogeti del rumeno, fatemi sapere.

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