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Giacomo Di Tollo

Questo sito contiene tutte le informazioni sull'attività di Giacomo di Tollo, pianista italiano itinerante in Europa, insieme ai vari interessi circa la musica della sua terra, la musica della storia della sua terra, la scienza e l'intelligenza artificiale. In queste pagine é anche presente un Blog contenente le riflessioni quotidiane del musicista.

"In questo sito e blog troverete le tante riflessioni su argomenti che mi hanno appassionato durante gli anni: argomenti legati al pianoforte, alla storia della musica, alla musica del mio Paese, all'intelligenza artificiale, e a tutti i collegamenti tra questi argomenti. Voglio condividere con voi i miei spunti e mi piacerebbe conoscere i vostri!"

in Storia della Musica

Beethoven

Tempo fa pubblicai un piccolo articolo scritto una quindicina di anni fa (ma probabilmente una ventina, almeno) dedicato a Vivaldi. Ne ho ritrovato uno su Beethoven, probabilmente coevo, e scritto con le stesse intenzioni e finalità. Ve lo propongo qui esattamente come lo scrissi allora, giusto per ricordarci che siamo ancora nell’anno Beethoveniano.

Beethoven: V sinfonia

Non si poteva non inziare una tale rubrica se non partendo da una delle composizioni più celeberrime della letteratura sinfonica di tutti i tempi: la 5° sinfonia di Beethoven.

Non c’è nessuna persona che non abbia nelle orecchie i quattro colpi perentori con cui ha inizio il lavoro: probabilmente, insieme alla Toccata e fuga in re minore di Bach, è la composizione che più affascina l’immaginario collettivo non avvezzo alla musica classica.

Prima di descrivere brevemente il pezzo, occorre almeno dare un’immagine della persona che lo ha concepito.

Ludwig van Beethoven nacque a Bonn nel 1770 e morì a Vienna nel 1827, e rappresenta uno dei vertici più alti che la musica abbia mai conosciuto. Non è all’oggetto di questo articolo stendere una biografia dell’autore, ma va considerato il fatto che egli rappresentò il termine dell’evoluzione del linguaggio musicale precedente, che aveva avuto, in Haydn e Mozart gli esponenti più gloriosi, e allo stesso tempo rappresentò il punto di partenza per le nuove generazioni: quelle che faranno riferimento al termine Romanticismo (illustri esponenti di questa avanguardia saranno Chopin e Schumann, giusto per fare due nomi) e quelle successive.

Con Beethoven inizia ad affermarsi ed a innalzarsi la figura del musicista: prima di lui il musicista era a servizio di principi e cardinali e scriveva essenzialmente su commissione; era anche chiamato ad adempiere altre mansioni, come l’insegnamento, il far parte delle orchestre, ed alle volte anche sbrigare compiti burocratici. Beethoven non scrisse quasi mai su commissione, cercando di evadere da una condizione strettamente commerciale del lavoro: la sua musica si innalza a significati spirituali e filosofici, raggiungendo una articolazione ed una complessità mai apparse fino ad allora.

Nelle 9 sinfonie composte dal grande musicista di Bonn l’impronta del genio è palese: le dimensioni delle sinfonie beethoveniane sono maggiori  di quelle di Mozart; l’organico orchestrale è ampliato e sfruttato con grande maestria; la struttura si rivela rinnovata, ad esempio, tramite l’introduzione del terzo movimento in forma di scherzo piuttosto che di minuetto, come era “convenzione” in quel periodo.

Le 9 sinfonie rappresentano dei vertici assoluti, tanto è vero che nei decenni a venire la sinfonia verrà intesa come la “summa” del linguaggio compositivo di un autore: non a caso, se Haydn scrisse circa 110 sinfonie e Mozart una cinquantina, i compositori successivi a Beethoven ne scrissero molte di meno (Schubert ne scrisse 10, Schumann 4, Mendelssohn 5, Brahms 4, Mahler 9…).

La 5a sinfonia conobbe un periodo di gestazione alquanto sofferto. Composta negli anni tra il 1804 e il 1808, fu eseguita per la prima volta nel dicembre 1808 trovando un’accoglienza piuttosto tiepida da parte del pubblico. Il grande lavoro che impegnò per 4 anni il sommo maestro (ma c’è da notare che i primi abbozzi risalgono al 1800) è testimoniato da quaderni e quaderni di appunti, schizzi, elaborazioni e ripensamenti lasciati da Beethoven, il quale sottoponeva ogni sua opera ad un intenso lavoro di preparazione e maturazione: per questo la sua produzione è quantitativamente inferiore a quella, ad esempio,di Bach o di Mozart (che visse una ventina d’anni in meno, ma che scriveva molti dei suoi lavori di getto).

Il primo movimento (Allegro con brio) si apre con il famoso “motto” di tre note brevi seguite da una più lunga a distanza di una terza minore discendente.”Il destino bussa alla porta” disse il compositore a proposito dell’inizio del movimento: è un destino cattivo contro il quale l’autore lotta, riuscendo a sconfiggerlo nell’arco della sinfonia. Questa cellula di quattro note, di per sé semplicissima, quasi insignificante, è alla base di tutto il movimento: dopo aver caratterizzato il primo tema, forte ed incisivo, in do minore, risuona anche nel secondo tema, più lirico e cantabile, in mi bemolle maggiore. E’ una peculiarità dell’arte di Beethoven riuscire a creare da un materiale musicale di poche note tutta una serie di variazioni ed elaborazioni di ampio respiro,

che nel caso della V sinfonia raggiungono un livello magico, riuscendo a comunicare all’ascoltatore tutta la loro drammaticità ed i loro contrasti (per un altro esempio si ascolti l’inizio della celebre sonata per pianoforte conosciuta come “l’Appassionata”).

Il secondo movimento (Andante con moto, in la bemolle maggiore) è una delle pagine più toccanti scritte da Beethoven, in cui due temi bellissimi (dolce e ondeggiante il primo, che viene sottoposto a variazioni; caratterizzato da un piglio più trionfale, ma sempre cantabile, il secondo) si alternano in una scrittura densa di poesia, quasi a simboleggiare un momento di riflessione dopo i tumulti del primo movimento.

Il terzo movimento è uno scherzo che si apre con un tema interrogativo e cupo dei bassi, e che mantiene in tutta la sua durata un ché di enigmatico (risuona anche qui il motto iniziale della sinfonia), sfociando alla fine in una fanfara gioiosa e trionfale (Quarto movimento, Allegro in do maggiore) in cui tutti i dubbi sono risolti in una felice scrittura orchestrale che suggella la fine

di un capolavoro monumentale.

Nei decenni questa sinfonia ha conosciuto un successo di pubblico che ne ha fatto una delle opere più eseguite in assoluto.

Per accostarsi a questa fondamentale opera tante sono le incisioni reperibili sul mercato, eseguite da grandi orchestre guidate da grandi direttori. Molto belle e degne di nota sono, secondo me, le esecuzioni di Carlos Kleiber, Wilhelm Furtwangler e Claudio Abbado (solo per citarne tre tra le più conosciute, ma ce ne sono tantissime altre), tutte facilmente reperibili nei negozi di mezzo mondo.

E’ importante concludere ricordando che di questa sinfonia (ma anche di tutte le altre) quel gigante del pianoforte che fu Franz Liszt elaborò una complessa trascrizione per pianoforte. Seppure la pagina del grande compositore ungherese si dimostri ben riuscita, grazie alla perfetta padronanza che possedeva della scrittura pianistica, l’originale beethoveniano riesce ad avere una comunicabilità ed un pathos inimitabili.

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