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Giacomo Di Tollo

Questo sito contiene tutte le informazioni sull'attività di Giacomo di Tollo, pianista italiano itinerante in Europa, insieme ai vari interessi circa la musica della sua terra, la musica della storia della sua terra, la scienza e l'intelligenza artificiale. In queste pagine é anche presente un Blog contenente le riflessioni quotidiane del musicista.

"In questo sito e blog troverete le tante riflessioni su argomenti che mi hanno appassionato durante gli anni: argomenti legati al pianoforte, alla storia della musica, alla musica del mio Paese, all'intelligenza artificiale, e a tutti i collegamenti tra questi argomenti. Voglio condividere con voi i miei spunti e mi piacerebbe conoscere i vostri!"

in Didattica - Recensioni

Metodo per clavicembalo di Pollini

Il metodo per clavicembalo (1812) di Pollini è una delle opere più enigmatiche della trattatistica musicale. L’autore, Giuseppe Pollini (1763-1846) è ritenuto il fondatore della scuola pianistica milanese, fu amico e protettore di Vincenzo Bellini e scrisse questo metodo, che fu poi adottato dal Conservatorio di Milano (nonostante l’autore non avesse mai insegnato al conservatorio). Trattasi di un metodo per pianoforte…

Fautore di una scuola in cui il pianoforte essenzialmente si suona soltanto con le dita, contiene degli esercizi preparatori che si rivelano utili anche 200 anni dopo la  comparsa del metodo.

 

Inoltre, una grande importanza viene data alle scale, da suonarsi in diverse varianti. Ma i tre principi sui quali si basa il suo metodo sono esposti alla fine del metodo e sono:

  • suonare le note per tutto il loro valore;
  • vegliare a sincronizzare tutte le note in scrittura verticale, quando le note sono affidate simultaneamente alle due mani;
  • isolare e mettere in evidenza il canto (cantilena).

E’ interessante passare rapidamente in rassegna alcune delle indicazioni fornite dall’autore. Ad esempio, secondo il Pollini il trillo dev’essere misurato, e un buon effetto da sperimentare sul trillo è di aumentarne velocità e potenza, per poi diminuire intensità e velocità verso nella parte terminale.

Pollini consiglia poi di accentuare la prima delle note legate due a due, anche se dovessero avere la stessa altezza. Inoltre,  in un fraseggio generico conviene accentuare sempre la nota di valore più lungo…e sopratutto, Pollini insiste sul fatto che nel caso in cui il compositore non indichi l’articolazione voluta in una data frase, essa va suonata “legato”, il che contrasta con diversi insegnamenti coevi elaborati oltr’Alpe. Per il legato suggerisce inoltre un particolare tipo di tocco, consistente nel sentire (accarezzare) il tasto prima di procedere allo “sfondamento”.

Molte indicazioni sono da ricondurre alla volontà di legare il suono: ad esempio, l’autore introduce il “portamento composto” per indicare un il cambio di diteggiatura sulla stessa nota, da adoperarsi quando la ridotta estensione della mano impedisca la legatura.

D’altra parte, l’autore codifica tre  diversi tipi di staccato, indicati rispettivamente con il cuneo,  

con il puntino, 

e con i puntini sotto legatura,

suggerendo che le frasi articolate secondo la terza maniera traggono giovamento dall’attaccare il canto un po’ in ritardo rispetto al tempo indicato (soltanto il canto, e non l’accompagnamento).

 

Insomma, un metodo di cui si consiglia fortemente la lettura, che potrebbe far riflettere diversi pianisti sul perchè di alcune realizzazioni, imparate sicuramente da buoni maestri, ma di cui si ignora l’origine…pedale sforzando? tenere con le dita le note di una figurazione riconducibile ad un accordo? Gli spunti di riflessione non mancano…

 

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