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Giacomo Di Tollo

Questo sito contiene tutte le informazioni sull'attività di Giacomo di Tollo, pianista italiano itinerante in Europa, insieme ai vari interessi circa la musica della sua terra, la musica della storia della sua terra, la scienza e l'intelligenza artificiale. In queste pagine é anche presente un Blog contenente le riflessioni quotidiane del musicista.

"In questo sito e blog troverete le tante riflessioni su argomenti che mi hanno appassionato durante gli anni: argomenti legati al pianoforte, alla storia della musica, alla musica del mio Paese, all'intelligenza artificiale, e a tutti i collegamenti tra questi argomenti. Voglio condividere con voi i miei spunti e mi piacerebbe conoscere i vostri!"

in Recensioni

Un compositore brasiliano da scoprire: Celso Mojola

Il  compositore, pianista e insegnante Celso Mojola è un  musicista brasiliano, e come tale è molto più abituato di tanti musicisti conterranei a rivisitare la propria tradizione e farla rinascere attraverso l’integrazione di elementi provenienti da diversi orizzonti musicali. Ed a questo fine utilizza spesso l’accostamento di periodi musicali con ritmi diversi. Ed è per questa caratteristica (una delle tante che abbiamo scoperto) che ci piace, e che abbiamo deciso di fornire una recensione del suo disco Música para Saxofone e Piano, prodotto da Lua Music nel 2006, che a 12 anni dalla sua apparizione conserva intatta una forte carica innovativa. L’album prende il titolo dalla prima composizione nel CD (“Musica para Saxofone e Piano” (2006)), con cui il compositore si inserisce a pieno nel filone della musica per questo recente strumento, il cui repertorio è stato sempre concepito con uno sguardo rivolto all’innovazione: episodi caratterizzati da  regolarità ritmica e instabilità armonica si alternano a irregolarità ritmiche ed armonie più stabili, inquadrando il ruolo del sassofono in una quasi-improvvisazione,   le cui regole sono dettate dal pianoforte: alcuni episodi solistici del sassofono sembrano concedere allo strumento una libertà più grande, ma il fatto che il brano inizi e si concluda con il pianoforte solo è significativo del diverso ruolo affidato ai due strumenti, in un contesto armonico ben riconoscibile a cui il compositore aggiunge del “peperoncino armonico”, quasi una sorta di puntillismo che ben rappresenta la sua firma musicale.

Nei “Tre Preludi” (2000) per pianoforte solo, invece, il compositore si inserisce nel solco della tradizione brasiliana: nei primi due preludi ci sembra di percepire alcune analogie (ritmiche e armoniche) con il pensiero di Nazareth, rivisitati in una chiave di apertura al jazz ed al blues. Il terzo preludio è invece un capolavoro di introspezione: un Miserere suonato su un vecchio organo in chiesa, dopo aver organizzato  una festa all’oratorio, e grazie ad esso l’accostamento tra i tre brani (nell’ordine, preludio 2, 5 ed 11) assume una forma unitaria molto ben definita.

 

Ne “As Quatros Estaçoes” (2006), il compositore si mostra più aperto all’uso del sassofono con spunti derivanti della musica leggera, riuscendo a coniugare il tipico “sound” del sax con i ritmi ed il periodare che troveremo a fine disco; il brano “Sém Titulo” (1991) è invece  più sperimentale, sulla scia del brano del titolo, e  mostra una grande abilità nel giustapporre in una logica unitaria momenti musicali differenti, con un gusto della conclusione inattesa che abbiamo avuto modo di costatare già nei preludi.

Ma il nostro brano preferito è “Orfeus e os Sortilegios” (1993), probabilmente perché risveglia in noi delle analogie con un procedimento compositivo che abbiamo sperimentato  nel nostro Intonarumori, Balilla e Tosti,

in cui abbiamo alternato episodi rumoristici e brani solistici per pianoforte solo. In particolare, al  minuto “8” abbiamo riscontrato un modo molto simile di trattare il pianoforte: fatto curioso, se si considera che Mojola ha scritto questo brano 15 anni prima di noi.  Ma se nel nostro brano abbiamo alternato elettronica e pianoforte, nel brano di Celso Mojola i due strumenti si integrano nella composizione, in un modo più convincente, che ci ha fornito diversi spunti per situazioni future.

 

Dois Outubros” (1983-2003)  sono una sorta di variazioni su un tema non ascoltato, in cui sono presenti atmosfere piu’ ispirate alla Spagna ed in particolar modo ad Albeniz, oltre a un’ossessività ritmica memore di esperienze musicali probabilmente rock o pop.

 

Dança Diacromatica”  (1982) e “Chacona” (2002) sono divagazioni solistiche , prima per pianoforte, e poi per sassofono: un’atmosfera libera nel brano del 1982, mentre l’altro afferma una conduzione ritmica è molto più evidente. Anche qui, devo ammettere di amare molto quest due brani perché vi scorgo similitudini con i miei  San Marino e Sant’Agata.

Outono – Bis (2006) sembra essere una conclusione di quanto ascoltato in precedenza. Ma per noi, è lo spartiacque che divide il disco in due: una sorta di conclusione, a sipario chiuso, di quanto ascoltato in precedenza, in attesa della rappresentazione successiva. Ed infatti, “Das Páginas de un Diário” (1997), per sassofono contralto e piano, e “Berceuse para tempos pós modernos” (1989), definiscono un’atmosfera più concettuale, piú introspettiva, quasi una rielaborazione di tutto quanto ascoltato in precedenza. E come non pensare, ascoltando l’ultimo brano, a “Ninna Nanna … Novecento” di Guido Albanese?

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