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Giacomo Di Tollo

Questo sito contiene tutte le informazioni sull'attività di Giacomo di Tollo, pianista italiano itinerante in Europa, insieme ai vari interessi circa la musica della sua terra, la musica della storia della sua terra, la scienza e l'intelligenza artificiale. In queste pagine é anche presente un Blog contenente le riflessioni quotidiane del musicista.

"In questo sito e blog troverete le tante riflessioni su argomenti che mi hanno appassionato durante gli anni: argomenti legati al pianoforte, alla storia della musica, alla musica del mio Paese, all'intelligenza artificiale, e a tutti i collegamenti tra questi argomenti. Voglio condividere con voi i miei spunti e mi piacerebbe conoscere i vostri!"

in Recensioni

“Un inverno a Maiorca” di Sand

La relazione tra Fryderyk Chopin e George Sand è conosciuta da tutti i musicisti, ma non penso che tutti i musicisti conoscano la Sand scrittrice. Io, ad esempio, ignoravo la sua personalità fino a quando la mia regolare frequentazione di Palma di Maiorca mi portò sui luoghi abitati dalla celebre coppia durante il loro soggiorno sull’isola, proprio dove  G. Sand scrisse “Un hiver à Maiorca”. Spinto da pura curiosità acquistai il libro e lo lessi tutto d’un fiato.

Ora, pur conoscendo la suscettibilità transalpina riguardo a presunte critiche a qualsiasi cosa che abbia a che fare con la Francia (premetto che ho vissuto in Francia per anni e  ho ricordi bellissimi legati ai miei amici francesi), azzardo una piccola sintesi dell’opera. Da essa viene fuori una visione molto stereotipata non solo di Maiorca (cosa che fece arrabbiare molto gli isolani dell’epoca), ma soprattutto della Sand stessa, ancorata tremendamente al cliché del francese all’estero che si lamenta di quanto le cose siano differenti dalla Francia, e si perde in lodi di quanto sia tutto migliore in Francia.

Sia chiaro: gli italiani (me incluso) non sono da meno, ma almeno si lamentano di cose serie quali l’assenza di bidet, il caffè imbevibile e gli aperitivi serviti senza cibo. Lo stereotipo transalpino invece si pone su un livello di astrazione più alto, e si basa su critiche alla laicità, all’integrazione, al modello repubblicano e al sistema sociale. Tutte cose che ritroviamo nel libro, che inizia con una severa critica all’agricoltura, al tessuto produttivo dell’isola con relativa ricerca delle motivazioni di questo stato di arretratezza, essenzialmente dovuto al sistema politico del paese e alla religione. E tutto ciò, a suo parere, rende gli isolani insopportabili.

Le prime parti della narrazione sono relative a:

  • Tutto ciò che i maiorchini non sanno fare;
  • Tutto ciò che durante il viaggio non è andato bene;
  • Tutte le sue motivazioni per effettuare il viaggio a Maiorca.

Qualche citazione potrà essere di aiuto per orientarci in questo discorso:

“Quando fuggiamo dai nostri centri di interesse per cercare il riposo presso qualche popolo dal passo più lento e dallo spirito meno ardente che il nostro, soffriamo dei mali che non avremmo potuto prevedere, e ci pentiamo presto di aver lasciato il presente per dirigerci verso il passato…di aver lasciato i vivi per raggiungere i morti” (immagino che i maiorchini non saranno stati molto contenti di aver suscitato tale riflessione…);

“L’uomo non è fatto per vivere con le piante, il cielo, il mare azzurro, i fiori (…), ma con gli altri uomini, i suoi simili” (altro memorabile complimento agli “usi animali” degli isolani).

“Il tanto celebre Lido di Venezia possiede una sabbia di una nudità orribile, popolata di lucertole che escono a migliaia sotto i vostri piedi, e sembrano inseguirvi in numero sempre maggiore”… ( cosa c’entra una critica al Lido di Venezia in un libro su Maiorca?)

Non vorrei essere indelicato in quanto il libro si fa leggere volentieri, anzi ci sono due autentiche perle:

  • un dialogo tra un giovane ed un anziano, che risulterà essere un religioso sopravvissuto al trattamento dell’Inquisizione;
  • la dimostrazione della genealogia di Napoleone Bonaparte la cui famiglia, secondo i documenti maiorchini, era ovviamente originaria di Maiorca,

ma la cosa che mi lascia perplesso è il trattamento riservato a Chopin del quale G.Sand non parla quasi mai.  Mai una volta che cita il suo nome! Gli unici riferimenti a lui sono: “il malato”, “il nostro malato” e simili. Perché? Comprendo che la scrittrice abbia voluto raccogliere i propri pensieri, in un libro scritto proprio a sua immagine, ma il solo pensare che questa donna abbia frequentato intimamente un genio della musica quale è Chopin e di averne riassunto la sua esperienza in questi termini, mi lascia semplicemente basito.

Pur tuttavia, non conoscendo  la produzione bibliografica completa di Sand, mi riservo di tracciarne una valutazione più approfondita solo dopo aver letto “Consuelo” e qualche altro suo scritto. Ovviamente il tutto in lingua originale. Ma questo non avverrà prima di deliziarmi  nella lettura di libri che giacciono sulla mia pila dei “da leggere”, quali: “Io, Rocco”  e “Un Senatore Possibile”.

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